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Ternana, occhio a Kouko “Il disegnatore”: dai dilettanti umbri alla serie C

Daniel Zinon Kouko ai tempi della militanza nel Group Castello

L’attaccante della Costa D’Avorio è uno degli uomini di punta dell’Albinoleffe. Parla Marco Brachi, l’allenatore che lo ha lanciato: “Potrebbe giocare anche in B”.

Lo chiamano ‘Il disegnatore‘, per le traiettorie che disegna coi suoi gol e coi suoi assist, ma anche per la sua passione per i ritratti, principalmente paesaggi, rigorosamente in bianco e nero. Daniel Zinon Kouko, classe 1989, centravanti dell’Albinoleffe prossimo avversario della Ternana ha una storia fatta di calcio come riscatto, con l’Umbria al centro della sua vita.

E’ infatti nella nostra regione, a Città di Castello, che l’allora ventenne centravanti della Costa d’Avorio si è fatto conoscere: 30 presenze e 5 gol in serie D (ma allora giocava più da esterno) nel Group Città di Castello, realtà che per alcuni anni si sdoppiò con la prima squadra cittadina, iscritta invece in Eccellenza.

TALENTO Calcio e fede, nella sua storia. Arriva in Italia a 10 anni, con i tre fratelli e i genitori. Cresce in Toscana, ed è lì che si mette in luce come calciatore. A Montevarchi il primo contratto vero, in Umbria ce lo porta l’anno dopo proprio dalla città aretina Marco Brachi, tecnico toscano esperto della categoria chiamato a guidare i biancorossi altotiberini. “Quando era al Montevarchi si conquistò la convocazione per il Torneo di Viareggio e fu capocannoniere. A Città di Castello fece meno bene, ma spesso lo impiegavo da esterno, o come seconda punta. Poi è esploso prima con me a Scandicci e poi a Macerata“, dice Brachi.

PALLONE E PREGHIERA Lui gioca sempre con un obiettivo: “Un giorno vorrei vincere il campionato di Serie D e arrivare tra i professionisti”. E ancora:  “Giocavo nei campi della Toscana. Sognavo e pregavo. Perché con l’aiuto del Signore nulla è impossibile o irraggiungibile. In famiglia siamo molto credenti, mamma e papà pregano sempre per me e per i miei fratelli. Io devo tutto al Signore, non posso che ringraziarlo ogni giorno per avermi fatto arrivare in Italia, per farmi stare bene e per farmi fare quello che più amo: giocare a calcio”, ripete sempre.

Il campionato lo vince diversi anni dopo: stagione 2014-15, con la maglia della Maceratese, squadra con la quale poi esordisce anche in serie C. Nei professionisti ha già segnato 21 gol con i marchigiani, con l’Olbia e con l’Albinoleffe (6 l’anno scorso).

VOLEVA SMETTERE E dire che solo cinque anni fa, voleva smettere. L’Umbria centra anche stavolta, anche se è un’Umbria”calcistica” e non geografica. Kouko gioca nel Fiesolecaldine, serie D e la squadra è impegnata a Sansepolcro, che è provincia di Arezzo ma da sempre affiliata al comitato regionale dell’Umbria. Dagli spalti piovono insulti razzisti di tutti i tipi e anche in campo non gliele mandano a dire. Lui reagisce, viene espulso, torna a casa  e il giorno dopo si presenta al campo per salutare: “Ieri è stata la mia ultima partita. Non posso sopportare tutto questo, smetto di giocare a calcio”.

Lo convincono a proseguire ed oggi la sua carriera è cresciuta a tal punto che è diventato uno degli uomini di punta del team di Massimiliano Alvini: “Meno male che non si è fermato – conclude Brachi –un grande talento, mi aspettavo una carriera così e io penso che col calcio di oggi potrebbe fare anche una categoria superiore alla C. Non è un grande bomber, ma è capace da solo di devastare le difese…la Ternana stia attenta”.

 

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