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La storia di Piero Bandini, il portiere tira-rigori

Ternano, figlio di operai dell’Acciaieria e grande estremo difensore anche delle Fere, con la specialità di far gol dal dischetto senza mai mettere in pericolo la propria porta

E’ stato sempre una rarità vedere un portiere tirare i rigori. Giampiero Bandini detto Piero era uno di quelli: abilissimo in porta e quando era il caso si cimentava nel tiro dagli undici metri. Certo, quando abbandonava la porta e si posizionava sul dischetto metteva apprensione; la sua rete rimaneva sguarnita in maniera inusuale. Gli avversari si disponevano in modo da poter riprendere una eventuale respinta del proprio portiere. Lui, Giampiero Bandini detto Piero, non dette mai alcuna possibilità: due volte con la Triestina in serie B, e due volte con la Narnese in serie D. Esecuzioni perfette.

Piero era nato a Terni nel 1935 ed aveva effettuato le prime parate con la Vis Terni, squadra che nemmeno esiste più per passare poi alla Ternana. Lui era figlio di operai, ci teneva a dirlo, il padre lavorava alla Acciaieria, e quando arrivò la chiamata dalla Juventus non stava più nella pelle. Problemi burocratici però fecero svanire quel sogno. Chissà con quale morale andò a Fabriano nel campionato di promozione marchigiano: giocò poco, quanto bastava però per farsi vedere da un osservatore della Lazio, che lo raccomandò ai biancocelesti. A Roma rimase per quattro stagioni, quelle necessarie per un esordio in serie A nell’incontro casalingo contro il Novara.

Non riuscì a mantenere la propria porta inviolata e così fu un pareggio per uno a uno. Era il 24 aprile 1955. Era la riserva di Bob Lovati e per lui vi furono solo spiccioli di partita, sei presenze. Giocava però anche nel Campionato Cadetti, che ai tempi era molto importante come il Primavera di adesso. Lì, in quel torneo, vinse addirittura il titolo italiano sbaragliando tutte le squadre più blasonate e giocando la gran parte delle partite. Ma con Lovati davanti per lui non c’era spazio in prima squadra e così se ne andò alla Triestina, una scelta che gli cambiò la vita: ci trovò moglie e poi lì vicino, a Monfalcone, si ritirò a fine carriera.

Insomma cogli alabardati giocò in Serie B per quattro stagioni, mettendosi pure in mostra per esordire con la nazionale giovanile. Poi la parabola discendente: Siena in serie C, poi Sambenedettese sempre in C e, da ultimo, in Quarta serie con la Narnese. Ed è lì che segnò i suoi ultimi due gol su calcio di rigore: appena l’arbitro fischiava il penalty, il San Girolamo lo chiamava a gran voce: gol contro l’Olbia e gol contro l’Anzio con esecuzioni da manuale. Dopo la Narnese, Bandini se ne ritornò in Venezia Giulia dove non si è più interessato di calcio a livello professionistico. Morì nel 2008.

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