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Meteore rossoverdi – Vailatti, l’eterna promessa con la ‘saudade’ per la Mole

Il centrocampista cresciuto nel Torino giunse alla Ternana in cerca di riscatto: ma purtroppo per lui, era la stagione sbagliata, sotto tutti i punti di vista

A volte le scommesse si perdono. Quella che la Ternana fece su Tommaso Vailatti andò male, per tutta una serie di motivi, il più chiaro dei quali è senz’altro questo: il troppo amore per la sua città e per i suoi colori, quelli del Torino, non gli hanno permesso di esplodere come avrebbe voluto e potuto. Il secondo è che Vailatti arriva alla Ternana nell’anno sbagliato, la stagione 2010-11,  quella in cui la Ternana cambia tre allenatori (Gobbo, poi Orsi ed infine Giordano) e a fine stagione retrocede in C2, dopo il playout perso col Foligno, prima del ripescaggio.

Tante cose, troppe, tutte insieme per un ragazzo di talento che però aveva bisogno di una piazza tranquilla per tornare a far vedere quello che aveva mostrato nella prima parte della carriera. Vailatti arriva Terni a 23 anni, nell’estate del 2010, dopo aver debuttato in serie A col Torino e col Livorno ma anche dopo tre stagioni in cui, soprattutto per le scelte tecniche, aveva messo insieme appena 18 partite.

IN ROSSOVERDE Vailatti si svincola dal Torino, ha alcune proposte dall’estero (lo cercano i rumeni del Gaz Metan Medias, gli svizzeri del Locarno ed i New York Red Bulls), e in B dal neopromosso Portogruaro, ma i suoi agenti Giovanni Prete e Giovanni Tateo lo mandano a Terni, la squadra più sud di tutta la sua carriera: contratto annuale con opzione per il secondo da parte del club rossoverde.

Per Vailatti è anche la prima volta in terza serie e l’occasione del riscatto. Esordisce alla quarta giornata a Cava de’Tirreni, giocando tutta la partita. La settimana seguente ‘stecca’ la prima al Liberati contro il Barletta:  i rossoverdi vincono ma lui esce nell’intervallo.  Renzo Gobbo gli dà un’altra occasione dal primo minuto due partite dopo, in casa contro il Foligno: il centrocampista ex granata fallisce ancora. Sembra smarrito: non riesce ad esprimersi al meglio delle sue qualità. E’ spento, un lontano parente del calciatore che aveva esordito in Serie A infilzando la Lazio all’Olimpico. Gli manca l’aria di casa, gli mancano le persone che ama, ogni allenamento è un peso terribile da sostenere.

Riappare 10 minuti a Lanciano, alla prima di Nando Orsi in panchina,  rilevando Jonathan Alessandro, ancora una volta subentra contro la Nocerina: si muove bene, ma non basta. Angelo Deodati, patron rossoverde, lo chiama a rapporto per capire come mai non riesca ad incidere. Orsi gli dà un’altra chance dall’inizio a Viareggio, in un match sospeso per pioggia al 64′: quando si gioca il recupero, due settimane dopo, Vailatti è già fuori dal progetto.

La società è insoddisfatta del rendimento, non lo convoca per la gara di Coppa Italia contro l’Atletico Roma e pensa prima di metterlo fuori rosa e poi di cederlo. Il ds Cozzella prova a piazzarlo prima in Svizzera e poi in Polonia,  alla fine Vailatti resta, finendo ai margini: fa una apparizione in panchina col Gela, entra al 91′ nel match di ritorno a Barletta (allenatore Bruno Giordano) e avrà mezzora la settimana dopo col Benevento. In totale sette gettoni, senza mai lasciare il segno.

DOPO TERNI. Finita l’esperienza alla Ternana, Vailatti prova a ripartire vicino casa, alla Valenzana, scendendo in Seconda Divisione, ma anche lì trova poco spazio e a metà stagione risale in Prima Divisione al Treviso. Pure in Veneto non riesce ad emergere ed imporsi, collezionando la miseria di 7 scampoli di gara. E’la sua ultima apparizione nei professionisti: proseguirà in serie D al Chieri, prima di scendere nella Promozione piemontese (Pavarolo, Asti, Lucento, Settimo, Santostefanese). Nell’ultima stagione, a 35 anni, è sceso in Prima Categoria piemontese alla Mappanese.

Foto ilnobilecalcio.it

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