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La squadra delle meraviglie di Gelfusa, amaro sogno di mezza estate

La Ternana che fece sognare solo per un mese (foto Tra storia e leggenda)

Per il ritorno in B dopo 11 anni arrivarono a Terni cinque big: Taglialatela, Tovalieri, Maiellaro, Evangelisti e Fiori. Ma dopo averli tesserati, il presidente si accorge di non avere il denaro necessario per onorare i contratti. Fu l’inizio di una annata disastrosa…

La cavalcata trionfale che dopo 11 anni aveva riportato in serie B la Ternana oltre all’entusiasmo portò in dote anche la voglia di strafare. Rinaldo Gelfusa, l’imprenditore ciociaro nel settore dei servizi  che aveva rilevato la società da Gaspare Gambino, conducendola nei cadetti aveva costruito una squadra stellare, portando a Terni il meglio del calcio di allora, in termini di serie B: Sandro Tovalieri dall’ Ancona, Pietro Maiellaro dalla Fiorentina, Luca Evangelisti dal Bologna, Francesco Fiori dall’ Alessandria, Giuseppe Taglialatela dal Napoli.

Gente dal curriculum pesante, alcuni anche scesi dalla serie A. Una “Ferrari” data in mano al pilota Roberto Clagluna. Ce n’era abbastanza per sognare in grande. Solo che il patron aveva fatto male i conti. Mancavano i soldi per la benzina, leggi 10 miliardi di vecchie lire per regolarizzare i contratti. La Lega calcio vuole garanzie per la copertura delle spese e Gelfusa non le fornisce. L’imprenditore chiede una fidejussione, ma il pool di banche (guidato dalla Cassa di Risparmio di Terni) al quale si rivolge gli risponde picche.  Anche la campagna abbonamenti è un naufragio: rastrella appena 150 milioni

Il quintetto delle meraviglie fa in tempo a giocare una manciata di amichevoli (esattamente cinque il portiere e Tovalieri: Acireale, Gualdo, Giarre, Fiorentina, Lazio, dalle tre alle quattro tutti gli altri). Poi alla vigilia del debutto in Coppa Italia col Piacenza, vengono rispediti a casa. Silvano Mecozzi, il direttore sportivo, allestisce in fretta e furia una squadra che naturalmente è ben diversa da quella ipotizzata e alla fine della stagione l’unica magra soddisfazione sarà il passaggio del turno in Coppa e la doppia sfida al Milan di Gullit, Maldini, Baresi e Rijkaard (4-0 a San Siro e 6-2 al Liberati).

Come andò a finire, è noto. L’ultimo posto fu il preludio al fallimento, già a marzo, quando dopo la messa in mora da parte dei giocatori – anche quelli arrivati in corsa – in molti ebbero la possibilità di svincolarsi. Gelfusa saldò solo cinque dei quindici giocatori, fu condannato a tre mesi di squalifica. Ma il peggio venne dopo: i 416′ di Tovalieri costarono alla Ternana 1 miliardo e 121 milioni fra la vertenza e la penale. E vennero fuori anche storie al limite dell’assurdo. Per esempio, calciatori tesserati e mai utilizzati come Antonio Martucci, prelevato dall’Udinese a Luglio, poco prima del disastro, pure lui nella lista dei creditori per 10 milioni e costretto a riciclarsi in Slovenia.

Fra sequestri (l’incasso della gara col Piacenza), vendite all’asta del materiale sportivo, sospensione dell’erogazione del gas e la totale assenza di contributi pagati, si arriva al 3 giugno, quando fu scritta la parola fine. La squadra ricominciò l’anno dopo dall’Interregionale, anche grazie al presidente della Lega Dilettanti, Elio Giulivi da Capitone. Ci vollero due stagioni di purgatorio ed un ripescaggio per tornare fra i professionisti.

Nella foto, presa dal volume “Tra storia e leggenda” (di Giorgio e Christian Armadori) una rara formazione di quella  Ternana stellare. In piedi da sinistra: Pino Taglialatela, Alessandro Bertoni, Massimiliano Farris, Valerio Gazzani, Dario Rossi, Gianluca Atzori. Accosciati da sinistra: Luca Evangelisti, Gianmario Consonni, Pietro Maiellaro, Sandro Tovalieri, Francesco Fiori.

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