Saranno spostati e restaurati gli storici muralesi delle curve Est e Sud realizzati negli anni ‘70 dalla brigata Pablo Neruda come simbolo di resistenza alla allora dittatura fascista del generale Augusto Pinochet in Cile, da giovani esuli ospitati in città
L’intervento è parte dei lavori per il nuovo Liberati. I murales verranno ecuperati e temporaneamente spostati, per poi essere ricollocati nella futura piazza centrale del nuovo impianto.I lavori allo stadio veri e propri dovrebbero invece partire tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026.
In relazione a questa situazione, intervengono con una nota ARCI Terni, Il Pettirosso APS, Sentieri Partigiani, ANPI Terni, CGIL Terni, ASD Gramsci Terni e i gruppi della Curva Est dello stadio “Liberati” Vecchio Stampo e Brigata Gagarin, i quali hanno inviato in data 29 Agosto , una segnalazione ufficiale alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria per chiedere la tutela, il recupero e un’adeguata conservazione dei quattro murales
“Queste opere – si legge nella missiva – rappresentano una testimonianza unica di solidarietà internazionale, memoria storica e impegno civile. Realizzati dai profughi cileni ospitati a Terni dopo il golpe di Pinochet, sono un patrimonio culturale e identitario della città e tra i pochi esempi ancora presenti in Italia. Negli ultimi anni i murales hanno subito degrado, intemperie e un precedente “restauro” comunale non rispettoso delle opere, che ne ha compromesso in parte l’integrità. La prospettiva della loro imminente rimozione, rende urgente un’azione di tutela”.
La richiesta delle associazioni e dei due gruppi ultrà è che la soprintendenza: verifichi l’interesse culturale dei murales e li immetta in un regime di tutela; assuma un ruolo diretto di supervisione nelle operazioni di rimozione e restauro; garantisca che le opere siano conservate e ricollocate in sedi adeguate e accessibili alla cittadinanza; promuova la documentazione storica e scientifica del processo.
“I murales del Liberati non sono semplici decorazioni murarie – dichiarano le associazioni – ma un lascito degli esuli cileni alla nostra città, testimonianza viva di lotta contro la dittatura, solidarietà e accoglienza. La loro perdita o compromissione rappresenterebbe un danno irreparabile dal punto di vista storico, artistico e civile.”


