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Fere, occhio a Sibi: dal barcone alla Virtus Verona col mito di Buffon

Sheik Sibi (foto Liborio Verona, sito Virtus Vecomp)

Fra le tante belle storie dei prossimi rivali rossoverdi c’è quella del portiere, fuggito dalla dittatura del Gambia e  primo rifugiato a giocare in Italia da professionista

Nella Virtus Verona che già di suo è una squadra da favola, per l’unicum di un presidente che è anche allenatore, Luigi Fresco, c’è una storia nella storia. A difendere i pali della formazione rossoblù c’è infatti Sheik Sibi, classe 1998. Il giovane portiere originario del Gambia è il primo calciatore con lo status di rifugiato a giocare in un club professionistico italiano.

Sarà con lui che gli attaccanti della Ternana,  Marilungo e Vantaggiato dovranno fare i conti per cercare di portare i primi tre punti in classifica alla formazione di De Canio.

FUGA PER LA VITA. Dal 2016 è a tutti gli effetti titolare dello status di  rifugiato politico, è  fuggito  a 16 anni,  da un paese che adesso da circa un anno vive una fragile democrazia ma che per 22 lunghi anni è stato governato dal dittatore Yahia Jammeh, salito al potere con un colpo di stato e autore di un regime basato sulla negazione dei diritti umani, sulla tortura degli oppositori politici, verso gli omosessuali e verso chiunque esprimesse un dissenso contro il Governo (tristemente note le ‘sparizioni’ misteriose sul modello argentino). Sconfitto alle elezioni, solo tardivamente ha accettato il verdetto e ora dopo aver svuotato il Paese è in esilio, non si sa fino a quando.

Sibi decide di riprendersi la vita e nel 2014 sale su uno dei tanti barconi carichi di disperati e dopo un viaggio di otto mesi , passando per una lunga sosta in Libia, dove lavora come imbianchino per trovarsi ‘il passaggio’ verso l’Italia, sbarca a Lampedusa, poi arriva a Verona, al centro di accoglienza Costagrande che lo gira presto alla Virtus Vita, la Onlus di proprietà della Vecomp, l’azienda proprietaria della squadra, che che accoglie e dà ospitalità a diversi migranti: “Ci hanno affidato un gruppo di ragazzi arrivati da Lampedusa, quelli con la passione per il calcio – disse al quotidiano L’Arena Luigi Fresco, il presidente-allenatore del club – lui è emerso subito per le sue doti tecniche, che poi dovrà affinare col tempo“.

LA FIERA DEI SOGNI. Lui sciorina i suoi miti: “Il Real Madrid come squadra, ma il mio modello è Buffon – dice al quotidiano veronese – In Gambia giocavo in un campionato locale di buon livello, guardavo in tv il calcio italiano, la Juve, il Milan, il Napoli,la Champions League, e sognavo un giorno di poter diventare un professionista. Fresco è come un secondo papà, mi ha aiutato molto”.

Si è fatto le ossa passando per alcuni mesi in varie realtà veronesi, fra cui il Rio Valli, la squadra amatori dell’allora sindaco Flavio Tosi, fino ad arrivare alla Virtus Verona: 35 partite in due anni di serie D e ora 3 presenze in C. Una fiera dei sogni dove c’è spazio anche per le emozioni: al debutto in C, a Fermo, nel dopogara, incontra un connazionale che era con lui sulla barca della speranza.

BUFFON E VAN GOGH.“Sono venuto in Italia per inseguire i miei sogni, voglio arrivare in serie A o nella Premier, o nella Liga. Non lo so se ci riuscirò, ma io guardo sempre avanti. Non voglio più guardare indietro.“, dice Sheikh, soprannominato Tano “perchè il nome è troppo difficile“. Oggi come professionista ha un regolare permesso di lavoro. Gioca a calcio e dipinge quadri (ma anche tutte le ringhiere dello stadio, nel tempo libero…).

I genitori, suo fratello e sua sorella sono in Gambia, e spera lo possano raggiungere. A Verona, nella Virtus ha trovato una nuova famiglia. E intanto butta un occhio alla Nazionale del suo paese: “Lavoro duro per realizzare i miei sogni. Non ho paura, la paura non esiste“.

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