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Quando il Milan lasciò a Terni uno Scudetto

Il racconto dello storico 0-0 con i rossoneri di Rivera e Schnellinger al ‘Liberati’, la ressa al ‘Valentino’ prima della gara e le conseguenze di una partita che avrebbe avuto un peso sulla classifica finale

E venne anche la prima partita nella massima serie per la Ternana: una domenica di ottobre della stagione ’72-73 arrivò il Milan, che era sulla cresta dell’onda e ancora aveva nel suo organico gente come Gianni Rivera e Karl Schnellinger,  e che si classificò secondo in campionato dopo la “Fatal Verona”. Insomma era una squadra solida ed importante.

Alloggiò al Valentino, in pieno centro, e frotte di tifosi inneggiarono ai giocatori rossoneri sotto l’hotel: qualcuno pensò che fosse una sorta di strategia da parte della gente per evitare di fare riposare i rossoneri in vista della partita ma era solo passione, la voglia di vedere gli assi del Milan proprio a Terni: dalla finestra si affacciò più volte Cesare Maldini che era l’allenatore ufficiale (in realtà a decidere nell’area tecnica era Nereo Rocco) ed anche Rivera.

Il giorno dopo ci fu un altro protagonista: il Libero Liberati. Perfetto in quella giornata di sole del primo di ottobre, spalti super gremiti con 31.000 spettatori ma si pensa che fossero almeno 5-6.000 di più. L’entusiasmo era alle stelle: in tribuna ci fu anche un decesso, quello di Antonio Pulcini, fratello di un membro del Consiglio d’amministrazione della Ternana, che fu portato via dalla passione per la squadra e da quella giornata epica.

La partita fu a senso unico, il Milan spinse in maniera continua ma non riuscì a passare: a ben vedere quel punto perso fu davvero determinante per la vittoria finale della squadra rossonera. Ci fu un duello epico: Bruno Beatrice, un mastino senza pari, si incollò alle terga di Rivera, impedendogli qualsiasi movimento. Con le regole attuali Beatrice sarebbe andato nello spogliatoio anzitempo al secondo fallo. Ma anche l’arbitro in quella occasione fu di manica larga.

Comunque fu pareggio a reti inviolate con la Ternana che si destreggiò con grande confidenza nei meandri della Serie A, dando una illusione, forte e convinta, che sarebbe pure potuta rimanere in categoria. Così non fu ma nell’ottobre 1972 si vide uno spettacolo bellissimo, inusuale, con un pubblico che, dopo decenni di serie minori, era pure diventato esigente e dal palato fine con la gestione di Viciani, che era stata particolarmente vincente. Certo, l’inno era un po’ ruspante (‘Me pizzica, me mozzica‘), frutto di una scelta del fonico che piacque ai ternani, lo stadio non grandissimo, un “pedigree” scarso,  ma il calore che emanava dai “cuori” rossoverdi fu senza pari. E se ne accorsero pure i milanisti che a Terni lasciarono, ma allora non lo sapevano, uno Scudetto a favore della Juventus.

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