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La Ternana di Beatrice, lo stopper che annullò Rivera

La triste storia del difensore che lasciò il segno nel campionato più bello. Colpito in seguito dalla malattia, resterà per sempre come un mito rossoverde

La storia di Bruno Beatrice è davvero una di quelle tristi, tristissime e pure con un alone di mistero. A Terni gli hanno voluto molto bene perché accompagnò i rossoverdi nella prima passerella di Serie A e lo fece con grande classe al punto da spiccare il volo verso la Fiorentina. E sono rimasti male alle tragiche notizie della sua malattia, che l’ha portato al decesso che non aveva nemmeno trenta anni.

Non è che si conoscesse molto bene quando sbarcò a Terni per il campionato delle massima serie: veniva dalla Solbiatese. Nella prima partita interna la Ternana doveva affrontare il Milan. Corrado Viciani, l’allenatore della scalata, contravvenendo ai suoi dettami decise che proprio quel ragazzo con il cognome così dolce, dovesse prendersi cura di Gianni Rivera, sicuramente il punto di riferimento della squadra rossonera. Bruno Beatrice lo fece con le buone ma anche con le cattive: ai giorni d’oggi di sicuro avrebbe visto sventolare sopra la sua testa più di un cartellino ma allora erano altri tempi ed il gioco “maschio” valeva per tutti.

Per farla breve, Rivera vide pochi palloni e la squadra riuscì a mantenere la rete inviolata, conquistando un punto d’oro. Fu però retrocessione lo stesso, nonostante Beatrice abbia giocato l’intero campionato siglando anche due gol. Lui però rimase nella massima categoria, acquistato dalla Fiorentina, dove rimase per tre anni. Fu quello il momento in cui prese la malattia letale? Chi lo sa! Non vi sono certezze anche perché i controlli antidoping al momento erano davvero scarsi. Intanto però Beatrice continuò con la sua buona carriera fatta di altri due anni in serie A col Cesena.

Poi Taranto in Serie B: nello scontro salvezza contro la Ternana fu proprio Beatrice, difensore centrale, all’epoca si chiamava stopper, a fare il gol decisivo con un tiro da trentacinque metri che affossò i rossoverdi. Ma è la legge dello sport professionistico. Giocò ancora in squadre toscane dal momento che si era sistemato ad Arezzo. Nel 1985 si ammalò di leucemia, la malattia che se lo portò via in due anni. Rimane ancora scolpita tra i ternani la sua eccellente stagione con la squadra rossoverde ma soprattutto l’immagine di Gianni Rivera che non riusciva a prendere un pallone per i suoi interventi in anticipo.

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