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Ternana, la storia del ‘Viale Brin’: 43 anni non sempre rossoverdi

Il leggendario impianto nacque nel 1925 con matrice popolare: a lungo si chiamò La Pista e vi giocavano i giallazzurri dell’Unione Sportiva Società Terni. L’epilogo nel 1968, l’ampliamento prima dell’addio

La Ternana non poteva certo continuare a giocare in eterno al Foro Boario come avrebbe fatto sino al 1925. Fu quello il momento in cui il sindaco di Terni, Giovanni Santini, riuscì a convincere la direzione della Società Terni della necessità di costruire un impianto nuovo e più moderno. I “padroni del vapore” cedettero anche alla donazione del terreno, che arrivava vicino al fiume Nera, in un posto, a dire la verità, anche molto adeguato. La Società Terni chiese (obbligò?) l’aiuto dei propri dipendenti per la realizzazione dell’impianto: impiegati ed operai si misero al lavoro per una progettazione importante, per un impianto che comprendeva anche la pista sopraelevata in cemento per le gare ciclistiche, nome, La Pista, che per anni venne appioppato allo stadio.

La sorpresa per i realizzatori dell’opera venne alla fine; la Società applicò una trattenuta sulla busta paga per recuperare il denaro anticipato. Alla fine si può dire che non c’è stato mai niente di così giustamente popolare come il Viale Brin. Comunque lo stadio era fatto: non bellissimo, aveva una vaga atmosfera inglese, con la tribuna coperta in ferro ( ma d’altra parte, come poteva essere diversamente, con l’acciaieria lì a due passi?) e l’altra scoperta, per il settore detto dei “popolari”. Il terreno rigorosamente in terra battuta era complicato da gestire ed un tormento per i menischi dei calciatori: gli allenamenti? Sempre al Viale Brin. Va steso un velo sul fatto che in quel periodo storico la squadra si chiamava Unione Sportiva della Società Terni, con una maglia gialloazzurra, da non credere.

Comunque sia nel campo si giocò, all’esordio, un gironcino umbro al quale parteciparono anche il Città di Castello ed il Perugia. E sembra proprio che contro i ‘cugini’ perugini vi fu l’inaugurazione ufficiale del campo. La cosa strana è che, almeno, non è scritto nei documenti ufficiali, nessuno intitolò quell’impianto a qualche personaggio importante. L’unica lapide che ricordò un avvenimento sportivo fu quella affissa in onore di Roberto Perona, dipendente della Società Terni, che vinse, nel tandem, la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra. E forse se lo sarebbe pure meritato. Il campo “tenne botta”, male in verità sino al 1968. Quello fu l’ultimo anno: il Liberati era già in costruzione ma si doveva affrontare un campionato di Serie B. Furono approntate due tribunette laterali in modo da ampliare la capienza al punto che venne portata a ben 10.000 spettatori, record stabilito contro la Lazio che venne anche “domata” con un sonante due a zero.

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3 mesi fa

Io c’ero

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3 mesi fa

Io ci andavo con papà tanti ma tanti anni fa mio papà era arbitro di calcio

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3 mesi fa

Anche io c’ero, mi ricordo che ero piccolina, si andava a pranzo dai nonni al Palazzone e poi tutti a vedere la partita delle Fere. ❤️💚

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3 mesi fa

Quante partite al viale Brin bei ricordi

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3 mesi fa

Io c’ero in quei anni con i vari cavicchi, Rozzoni, per Continuare Perli Germano Sciaretta, eccetera eccetera

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3 mesi fa

La “pista” era anche manifestazione di atletica.

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3 mesi fa

❤💚❤💚

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