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Fere, impresa e cultura: l’ex Camilli e la sua ‘sliding door’: “Il calcio non mi manca ma…”

Vincitore di un campionato senza mai aver giocato, l’ex portiere si racconta a Calciofere. Fra goliardia, retroscena e un auspicio al patron Bandecchi

Fa avanti  e indietro fra Casteltodino e Stoccarda, anche se ormai la vita e il lavoro lo portano più spesso in Germania che in Italia. Ogni tanto si rimette scarpini e guanti, come l’altra sera, quando è comparso all’improvviso fra i pali di una delle squadre di tifosi della Ternana che si stanno sfidando ne “Le notti della Fera” al San Valentino Sporting Club “per divertirmi  e dare una mano a questi amici”.

Carlo Camilli, classe 1984, potrebbe stare benissimo nella rubrica ‘meteore’ rossoverdi, perchè con la Ternana ha vinto un campionato senza mai giocare. Della squadra che Mimmo Toscano condusse in serie B, nella stagione 2011-2012, questo gigante che supera il metro e novanta era il terzo portiere. Una vita da secondo, potremmo dire: Perugia, Colligiana, Pescara, Ascoli, Sansovino. Poche partite giocate, tante storie da raccontare.

Camilli con Dianda

CAMBIO DI VITA Per esempio, quella più triste. Dopo quell’anno a Terni, quella festa promozione, Camilli al calcio non ha più giocato: “Me ne sono andato in vacanza a New York, insieme a Gotti e Carcuro ma mentre ero lì ho ricevuto una telefonata: mio padre era morto, all’improvviso, era il 29 giugno 2012: non era malato, non c’era alcuna avvisaglia. Ho mollato tutto e sono tornato in Italia. Mi sono trovato a dover prendere le redini dell’azienda di famiglia, nel settore dell’edilizia e oggi vivo in Germania, a Stoccarda. Non è stato facile per me cambiare vita all’improvviso. Mi sono ritrovato con le sue attività da gestire, la più importante delle quali una azienda metalmeccanica con 20 dipendenti che lavorava all’interno dell’Ast. Ho provato a tenere insieme calcio e impresa, rimanendo alla Ternana, ce l’avrei potuta fare, ma non è andata così. Alla fine ho detto basta e ho concentrato le mie attenzioni sull’azienda edile in Germania. Ho ancheuna azienda assicurativa, qui in Italia”.

Sul cosa non ha funzionato, Camilli è chiaro: “Potevo andare avanti un po’, ci ho sperato. Purtroppo ho avuto un problema col mio contratto, col direttore sportivo di allora. Quindi a Terni non se n’è  fatto più niente. Avrei potuto tranquillamente trovarmi un’altra squadra fuori da Terni ma ho preferito ritirarmi dal calcio e dedicarmi all’impresa in Germania”.

ISTRIONE E COLTO. Personaggio fuori dagli schemi, Camilli. In ritiro teneva banco, era bravissimo nel fare l’imitazione del tecnico Toscano, amava fare gli scherzi: “Come quella volta che il tecnico mi multò perchè ero in sovrppeso e io mi presentai con la cifra da pagare tutta in monete”. Laureato in archeologia e paleontologia, appassionato  d’arte, passione ereditata dalla madre che l’ha insegnata a scuola,  conosce per nome e cognome gli artisti del rinascimento: “Uno su tutti, Jacopo Datti, noto come il Sansovino: è stata la mia prima squadra professionistica, quella, quasi un segno del destino!”.

TERNANA. Naturalmente la Ternana è sempre nel suo cuore: “La seguo sempre, sono in costante contatto anche con l’addetto stampa Lorenzo Modestino”, spiega. E dice la sua sulla stagione: “Ogni volta che un campionato finisce, dici sempre che peccato, si parte sempre con grandi ambizioni poi finisce male. Quest’anno poi si è passati dal rischio playout a quasi i playoff. Mi pare che la società abbia trovato la quadra adesso e dal punto di vista del marketing a mio parere l’idea degli abbonamenti quasi gratis è stata eccezionale, secondo me è un incentivo per la città. Da imprenditore, posso  dire che Bandecchi ha una grande occasione, dato che si ritiene un vincente: ora è da solo al timone, ha grandi ambizioni, speriamo sia la volta buona”.

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