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Ternana non aver paura di sbagliare un calcio di rigore

Terzo penalty fallito consecutivo su quattro assegnati ai rossoverdi, il sintomo della condizione psicologica della squadra. Occorre fare in fretta, perchè c’è ancora tempo, ma non troppo. Qualche riflessione, in musica

Francesco De Gregori in fondo, la cantava giusta. Perchè si, è vero, ‘non è da questi particolari che si giudica un giocatore‘. E del resto, chi si avvicendato nelle ultime tre occasioni dal dischetto (Vantaggiato a Bolzano, Furlan col Rimini e ora Marilungo a Ravenna), un po’ a quel Nino che era il protagonista de ‘La leva calcistica del 68‘, gli somigliavano: insicuri, timorosi, oppressi dal peso di quella palla così pesante da buttare dentro.

E’ vero, non si giudica un giocatore dal rigore sbagliato, però se riavvolgiamo il nastro delle precedenti conferenze stampa del tecnico della Ternana De Canio,  tornano in testa le parole relative alla responsabilità: “Il rigorista sarebbe Marilungo, ma a volte ci sono momenti nei quali il compagno ti dice ‘Fai tirare a me il rigore’, perchè magari fare gol gli più dare maggiore carica. E in genere il compagno di squadra glielo lascia volentieri. E’ sempre un bel segnale: personalmente apprezzo gli uomini che sanno prendersi le loro responsabilità, perchè vuol dire che hanno la personalità per affrontare le situazioni difficili. Mi piace il ‘calciatore pensante’”.

RABBIA E PAURA. Ecco, se le cose stanno così – e non c’è alcun motivo per dubitarne, fino a prova contraria- allora il rigore calciato da Marilungo, ma anche tutto quello che l’ha preceduto, è il sintomo preciso dei problemi della squadra: Marilungo che un secondo dopo la concessione del penalty afferra il pallone e lo mette sul dischetto. Come se volesse scrollarsi di dosso in fretta la responsabilità. O a seconda dei casi, come se quel rigore da buttare dentro fosse d’un colpo la panacea e potesse da solo cancellare quei 25 minuti da film dell’orrore.

Marilungo, come quel Nino della canzone, “prese un pallone che sembrava stregato“. Poteva prevalere la rabbia e allora magari  il pallone sarebbe stato scaraventato in rete di forza, invece ha prevalso la paura. Perchè quello – nonostante le parole del centravanti di Montegranaro a fine gara – era il rigore della paura: lento, a mezza altezza, frettoloso e poco convinto, così il pallone “accanto al piede rimaneva incollato” e per Venturi non c’è voluto nemmeno di sforzarsi troppo.

PERSONALITA’ SMARRITA. E se è anche vero – per Furlan e Marilungo nell’immediato, ma anche per Vantaggiato nelle partite seguenti – che del rigore sbagliato poi i  tiratori non ne hanno risentito (sono andati tutti e tre a segno), guardando a largo raggio si torna sempre al punto di partenza, ovvero alle parole di De Canio sulla personalità dei ‘calciatori pensanti’. O proseguendo sul filone musicale, si torna a quelle di De Gregori: “Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia“.

Il coraggio. Quello manca, a questa Ternana e a tratti manca anche quel sacrificio che si vede in allenamento ma poi in partita scompare lasciando il posto ad una massa molle ed indistinta, incapace di reagire alle sberle che incassa e ancora meno capace di suonarle a sua volta. C’è da rimboccarsi le maniche, Ternana. Prendi esempio da quel Nino, che ‘mise il cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento’. 

GIUDIZI UNIVERSALI.  C’è da riflettere seriamente e c’è da farlo tutti. Perchè se è vero che il timoniere, in quanto tale, ha la sua parte di responsabilità, se la nave è affonda perchè gli assi sono fragili o non tengono più, anche il nocchiero più esperto può soltanto lanciare la scialuppa di salvataggio. E anche la società dovrebbe rifletterci su, perchè la storia che va ancora oggi raccontando, negando l’evidenza,  è di una squadra che deve spianare tutte le altre perchè non può essere altrimenti, solo per come è stata costruita.

E invece bisognava fare i conti con la serie C. Avere il motore di una Ferrari in un circuito di autoscontro è perfettamente inutile. Per vincere questo campionato bisogna prima di tutto averlo capito e per adesso ancora la Ternana non pare esserci riuscita. Bisogna che lo faccia in fretta, o altrimenti rischia di essere solo l’ennesima incompiuta, o come direbbe Bersani (il cantante) “la copia di mille riassunti”.

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