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Silvio e le regole al Monza, fra Passarella e le Fere di Bandecchi

Monza Berlusconi Galliani

Le norme di comportamento di Berlusconi per i suoi nuovi giocatori fanno venire in mente curiosi precedenti, sempre nel segno della disciplina

Il mio Monza sarà una squadra molto giovane, di tutti italiani con ragazzi che avranno i capelli molto in ordine, non avranno né la barba e assolutamente non avranno i tatuaggi e non dovranno portare orecchini vari”. Non è Bandecchi, nè Passarella, ma Silvio Berlusconi. “C’è già il barbiere migliore di Monza pronto a tagliare i loro capelli gratis“, aggiunge.

Alla sua prima uscita da patron della formazione brianzola, il leader di Forza Italia ed ex presidente del Milan, detta le regole, all’insegna della disciplina, della faccia pulita ma anche del fairplay: “Saranno giocatori esempio di correttezza in campo: si scuseranno se fanno un fallo, tratteranno l’arbitro come un signore e stringeranno la mano agli avversari alla fine della partita e parleranno con l’arbitro mettendo davanti la parola ‘Signore’. E se qualche tifoso li fermerà chiedendo autografi non faranno uno schizzo veloce, ma scriveranno bene il loro nome e cognome. Andranno in giro vestiti con sobrietà e a modo. Insomma voglio qualcosa di diverso dal calcio attuale”. Sembra quasi di vederli, i giocatori del Monza che fanno esercizio di bella calligrafia sui fogli, sui quaderni o sui palloni che gli metteranno davanti ai tifosi.

ESEMPI. Silvio Berlusconi insomma, è sempre lo stesso. Un campione della comunicazione che ha trovato la maniera giusta di far parlare del suo Monza. Perchè poi tra il dire il fare, non sarà facile davvero far rispettare le regole. Cosa si fa, in sede di mercato? Ci si accerta che il calciatore non abbia tatuaggi prima di intavolare la trattativa? Per carità, gli esempi non mancano: viene in mente Daniel Alberto Passarella, che quando era ct dell’argentina chiese a Redondo di tagliarsi i capelli lunghi “perchè sembri una checca e io le checche in nazionale non le voglio“, peraltro ricevendo in cambio un sonoro sberleffo dal campione argentino, che per tutta risposta lasciò il ritiro e se ne andò.

E se qualcosa dovesse mai andare storto, si può sempre fare come Mario Kempes, che i capelli lunghi li portava per reazione alle regole, in quell’Argentina del 1978 della quale proprio Passarella, allora giocatore, rappresentava la ‘vetrina’.

Sull’italianità, il modello non può che essere invece il Bandecchi dell’insediamento a Terni, con il celebre proclama a favore di una squadra composta solo da giocatori “italiani, nemmeno naturalizzati”. Sarà interessante sapere che ne pensano gli attaccanti Nganga, Reginaldo e Jefferson e il preparatore atletico, Simon Barije…

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