Romeo Papini, ex centrocampista della Ternana e attuale direttore sportivo dell’Angelana, ha espresso una posizione netta sulla situazione dirigenziale delle Fere nel corso della trasmissione “Quelli del martedì”, in onda sul canale YouTube RenoirTv. Il tema è il futuro del direttore sportivo Carlo Mammarella, messo da parte dopo i recenti cambiamenti societari e tecnici che hanno ridisegnato gli equilibri interni al club rossoverde. Per Papini la soluzione è già disponibile, e passa dal reintegro di una figura che conosce l’ambiente e ha già dimostrato il proprio valore.
Il punto di partenza dell’analisi dell’ex centrocampista è il bilancio dell’operato di Mammarella nella campagna acquisti estiva, giudicata positivamente sia sul piano economico che su quello tecnico. “Carlo Mammarella è da anni nella Ternana, sempre stimato sia come calciatore che come dirigente. Quest’anno ha condotto una campagna estiva eccellente, dimezzando i costi e mettendo insieme una squadra forte che si è confrontata alla pari con le migliori. Perché tenerlo in panchina e non richiamarlo a fare il proprio lavoro?” La domanda è retorica, ma fotografa con precisione il senso della riflessione: lasciare inutilizzato un dirigente sotto contratto e già rodato appare, nell’ottica di Papini, una scelta difficile da giustificare.
La questione assume contorni ancora più concreti se si considerano le difficoltà oggettive nel reperire un direttore sportivo disponibile a subentrare a stagione in corso. “I più potrebbero decidere di aspettare l’inizio della prossima stagione o, nel caso accettassero, chiederebbero un accordo pluriennale. Mammarella è già sotto contratto, ha lavorato bene, quindi riportarlo mi sembra la soluzione migliore”. Un ragionamento pragmatico, che mette al centro le tempistiche ristrette e la necessità di intervenire senza perdere ulteriore terreno nella gestione tecnica della rosa.
Centrale, nell’intervento di Papini, è anche il tema del raccordo tra campo e società. Con l’allenatore Fazio alla guida della squadra, la mancanza di un interlocutore tecnico strutturato rischia di pesare sulla gestione quotidiana del gruppo. “Quel che conta è il futuro, la necessità di mettere un uomo di calcio che conosce bene il gruppo, accanto a Fazio. Qualsiasi allenatore ha bisogno di un interlocutore tecnico, un ruolo che appartiene al diesse”. La figura del direttore sportivo, in questo schema, non è un dettaglio organizzativo ma un ingranaggio essenziale per il funzionamento dell’intero sistema tecnico.
Sulle possibili frizioni tra Mammarella e la nuova dirigenza, Papini glissa con pragmatismo: “I contrasti con la società sarebbero l’ultimo dei problemi”. Una presa di posizione che sposta il fuoco dal piano delle relazioni interpersonali a quello dell’interesse sportivo collettivo, suggerendo che le eventuali tensioni non debbano costituire un ostacolo insormontabile rispetto a una scelta che appare, nei fatti, la più funzionale.


