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Vassalle, il mental coach delle Fere: “Il fattore umano è l’arma in più del gruppo”

Nostra intervista al collaboratore tecnico che cura l’aspetto psicologico: “Il trattore è simbolo di umiltà. Il calciatore moderno deve saper gestire le pressioni social”

L’uomo che ha inventato per la Ternana la definizione di “trattore”, ma anche colui che contribuisce a portare serenità nel gruppo nei momenti chiave perchè “solo la tranquillità conduce a risultati”. Eugenio Vassalle è l’uomo in più della Ternana di Lucarelli. Il mental coach assiste anche sul campo – avendo pure il patentino da tecnico – l’allenatore rossoverde ed in questa stagione sta aiutando la squadra a migliorare i risultati.

“Nel calcio è una figura relativamente nuova – dice Vassalle – ma il mental coach esiste da molto tempo in diversi sport, per uscire da situazioni come paura e stress e rendere tranquillo l’ambiente.  Nel calcio è entrato perchè è cambiata la disciplina, oggi abbiamo calciatori più tecnologici, quindi è frutto dell’evoluzione tecnica del lavoro“. Già i social. Ma è possibile che i calciatori moderni non reggano davvero la pressione dei social?

Nel calcio di oggi – dice Vassalle – ci sono complicazioni nuove, che bisogna saper interpretare ed il mental coach serve a anche a questo. Chiaramente il calciatore deve capire questa nuova comunicazione, che del resto fornisce un valore aggiunto anche agli articoli, alla stampa. Spesso si dice di non fare tanta pressione sui calciatori perchè l’ambiente non era abituato a queste situazioni, ma la realtà è che il calcio è cambiato e un professionista deve sapersi adattare. Il mental coach può essere d’aiuto anche in questo”.

Il mental coach e la Ternana

Il lavoro alla Ternana? Parola chiave: portare sul campo solo le questioni sportive: “Il punto fondamentale – spiega – è che il gruppo deve lasciare fuori dal campo tutto quello che non riguarda il calcio e la partita, i problemi esterni che ciascuno ha, non devono varcare la porta degli spogliatoi. Il mio lavoro è questo: staccare questi due aspetti e donare l’equilibrio che serve ad un club ambizioso”. 

Ma la Ternana, come spiega, parte avvantaggiata: “L’avevo studiata da avversario e mi ero fatto un’idea – sottolinea – che poi però è cambiata lavorandoci. La Ternana è una squadra di provincia sana dove ci sono tante figure che gestiscono tutto  come dovrebbe fare un buon capo di famiglia. C’è un fattore umano elevato ed è questa secondo me l’arma in più del gruppo.  Il lavoro mentale ha dato ulteriore tranquillità all’ambiente. Anche la stampa ha dato un contributo fondamentale, perchè qui non abbiamo trovato giornalisti che fanno le pulci su tutto. Lucarelli a sua volta aiuta, perchè ha una semplicità di lavoro che difficilmente si trova”.

Da qui l’idea del “trattore”: “E’ il simbolo dell’umiltà che serve ad una squadra come la Ternana – sottolinea – perchè in fondo, chi sta al primo posto e chi sta all’ultimo hanno in comune la paura di vincere o di perdere. Se sei primo non devi sentirti una corazzata, altrimenti vai in campo sminuendo il valore degli avversari, mentre se stai in fondo non devi sentirti il peggiore altrimenti pederai sempre. Il trattore fa sentire a contatto con la realtà: bisogna vivere il presente per arrivare a grandi performances”.

E sulla mentalità vincente sottolinea: “Non vuol dire vincere sempre, ma pensare di potersela giocare sempre con tutti”.

 

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