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Bandecchi: “Lo stadio della Ternana? Spero che si faccia, ma l’Umbria cambi marcia”

Il presidente interviene in diretta nella trasmissione Un giovedì rossoverde e parla anche di clinica e centro sportivo.

Terni e la Ternana hanno bisogno del nuovo centro sportivo, così come il nuovo stadio e la nuova clinica sono progetti importanti anche per tutta l’Umbria. Stefano Bandecchi, presidente della Ternana, rilancia le sue ambizioni, ma torna a sollecitare le istituzioni, in questo caso la Regione dellUmbria, alla quale a fine novembre 2021 presenterà il progetto per la clinica. Lo fa intervenendo in diretta televisiva nella trasmissione tv “Un giovedì rossoverde“, condotta da Gianluca Marini, in onda sull’emittente Umbria Più – Trt.

DIPENDE DALLA POLITICA. Diversi, gli argomenti toccati con il presidente e dal presidente, “Io – ha detto – sono per mia natura ottimista. Il centro sportivo, prima o poi, si farà,. La Ternana ne ha bisogno. E’ indispensabile, per una squadra che voglia ambire ad avere un po’ di successo. E siccome la Ternana è squadra ambiziosa e prima o poi arriverà dove vuole arrivare, ne ha molto bisogno. Spero che in 5 o 6 mesi potremo avere delle novità. Per lo stadi nuovo, collegato alla clinica, dico che noi rispettiamo perfettamente la legge  e che presenteremo un progetto indiscutibile e inappellabile, ma so pure che la politica dovrà poi riflettere su ciò che vuole fare“. Rilancia i due progetti e ne spiega anche le ragioni economiche che sono dietro di essi. “Se uno stadio nuovo a Terni non lo facesse Bandecchi, potrebbe farlo solo un altro imprenditore. Non il Comune. La Regione deve fare una scelta e trovare una svolta, altrimenti rischia di finire risucchiata da qualche altra regione  non contare più nulla. L’Umbria cambi marcia. Il progetto per lo stadio di Terni è una cosa mostruosa. Io potrei fare pure lo stadio senza aver nulla in cambio, ma se devo spendere 27 milioni così, preferisco allora darli agli orfanelli e a chi non mangia“.

IMPARARE DAL CALCIO. Ternana e ambizioni, programmi e investimenti. Bandecchi ha parlato anche della squadra e delle risorse che la società ci sta mettendo. Ma, poi, non si vince solo con quelle. “Abbiamo tentato – dice il presidente – di dare un volto nuovo alla Ternana. Leggo che siamo la terza squadra di serie B per stipendi pagati. In questo momento, però, siamo in una posizione di classifica che conferma come ciò che si paga non sia poi ciò che si ottiene. Il calcio va oltre i soldi che si spendono. Io, il calcio, ho provato a utilizzarlo nella maniera migliore. Per la nostra università è stati importantissimo, visto che per gran parte degli italiani siamo conosciuti proprio grazie al calcio. E credo pure che la vita calcistica aiuterebbe molti manager a gestire meglio le loro aziende. Per questo, invito gli imprenditori a fare anche calcio, per avere una gestione migliore delle loro realtà“.

VINCERE E SAPER PERDERE. Un’avventura, quella di Bandecchi, cominciata con tante ambizioni, proseguita con la retrocessione e poi con il ritorno della squadra dopo tre anni in quella serie B dove l’Unicusano l’aveva rilevata. “Mi fece arrabbiare – ricorda il presidente ricordando i momenti difficili di contestazione – quando un ragazzo, una volta, mi sputò addosso. Ma poi, ho capito perché lo ha fatto. Era tra migliaia di persone e si è sentito autorizzato a fare una minch… Meno male, che non mi ha tirato una chiave inglese! Ma non ho mai pensato di mollare. Abbandonare qualcosa senza aver fatto qualcosa di importante, non è nelle mie corde. Un imprenditore di successo deve essere abituato anche a vivere sulle montagne russe. Il successo non è per forza vincere. Il successo è saper resistere alle sconfitte“.

“TORNO A GENNAIO”. Ma Bandecchi conferma pure che non seguirà da vicino la squadra, in campo. Almeno, per adesso. E ribadisce pure perché: “In panchina? Ci torno a gennaio. Voglio lasciare i miei ragazzi tranquilli e non voglio infastidirli. Loro ora hanno bisogno della massima serenità e io, in panchina divento una figura inquietante e mi rendo anche inopportuno. Perché poi mi metto a fare il tifoso e, quando faccio il tifoso, voglio vincere“.

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