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Il punto di Ivano Mari

Serie C, pochi i presidenti inclini a rispettare la sostenibilità economico-finanziaria societaria

Sempre più spesso nella terza serie emergono situazioni di difficoltà gestionali difficilmente sanabili con gli introiti ordinari

La situazione che si sta vivendo a Catania è particolarmente grave per la situazione venutasi a creare in virtù della massa debitoria che rischia di condizionare il futuro operativo della società etnea. E’ ormai noto a tutti, lo hanno riportato siti specializzati, testate di grande prestigio, che il Catania stia cercando di salvare il salvabile con l’eventuale cessione dei giocatori che gravano più pesantemente con i loro ingaggi sul bilancio della società cara a Pulvirenti. Ora, quello che sta facendo il Catania, vista la  delicata situazione sul piano economico-finanziario, può essere anche plausibile e comprensibile ma a nostro avviso non lo è il modo in cui lo ha portato a conoscenza dei propri tesserati.

Porgere gli auguri di Natale insieme all’invito, poi, diventato inevitabilmente pubblico, di trovarsi una squadra nell’ormai vicina sessione di calciomercato o di ridursi drasticamente lo stipendio mensile non ci è sembrato una cosa apprezzabile da fare. Ci chiediamo, ad esempio, se la società non avesse fatto meglio a convocare i giocatori, ad esporre loro la situazione finendo con il sottolineare  la disponibilità a cedere gratuitamente i pezzi pregiati? Il problema più grave, però, è a monte: non ci si può ostinare, cari presidenti, a continuare a far debiti per accontentare la piazza, la tifoseria. Fare calcio in serie C è particolarmente difficile perchè gli introiti televisivi sono relativi, gli incassi ai botteghini, salvo rare eccezioni, sono sempre minori e a volte non riescono a coprire, in alcune piazze, nemmeno le spese organizzative per una singola partita, e gli introiti pubblicitari sono sempre minori anche per la crisi che attanaglia l’economia italiana.

Riteniamo che ogni società debba necessariamente fare i conti con la piazza in cui opera e di conseguenza fissare un budget di spesa che per nessun motivo dovrebbe essere superato. A volte l’ambizione di ben figurare, la voglia di conseguire risultati ben oltre le proprie aspettative e di agire sulla spinta emotiva della tifoseria portano i presidenti a fare delle spese folli che non tutti, però, senza far i conti in tasca ad alcuno, possono permettersi. Certo, se poi c’è il mecenate di turno che riesce a far fronte anche a cifre spropositate per la terza serie ben venga, ma attenzione perché, poi, se dovesse venir meno la passione, l’ambizione o l’impossibilità di continuare a sostenere lo stesso livello di spese allora sono guai seri per la sopravvivenza della società.

E, poi, che si tenga presente che non sempre a grossi investimenti corrispondono vittorie di campionato: di esempi non ne mancano a  cominciare, ad esempio, dalla Ternana della scorsa stagione, per continuare con il Benevento di Vigorito ed il Lecce che per anni, prima dell’avvento di Liverani, ha sofferto per anni nella terza serie del calcio italiano. A tutti piace vincere per le proprie ambizioni e soddisfazioni e per quelle dei propri tifosi ma non sempre è possibile. Sarebbe opportuno, invece, rispettare i vincoli delle proprie possibilità economiche salvaguardando l’esistenza anche per il futuro della società, garantendo la sopravvivenza della stessa e tutelando quella passione, vanto di ogni tifoseria che si rispetti!

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7 mesi fa

Perché al campionato di serie c vengono iscritte squadre che non riescono a portare avanti il campionato e così falsato i tornei ? Ma gli organi competenti ai controlli dei Baget che ce stanno a farà? È la lega formata da incompetenti che fa dorme ? Adesso che inizia il girone di ritorno vedrete le penalizzazioni che giocheranno. Poi dico , perché a squadre che se la passano male permettono di comprare giocatori ? Purtroppo siamo in Italia e nessuno e capace di dire la verità è si seguita ad andare avanti con campionati falsati e rovinati da gente senza… Leggi il resto »

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